Un eccellente metodo classico base Pinot nero targato Oltrepò Pavese

Non ho rispettato, come avrei voluto, la scadenza settimanale per l’appuntamento della serie #unbuonoltrepoalgiorno ovvero, un buon vino fermo o metodo classico dell’Oltrepò Pavese al giorno, il miglior modo per andare oltre gli scandali e togliersi il medico (e il coronavirus) di torno…

Vedo però di recuperare il tempo perduto proponendovi un eccellente (eh, sì, eccellente) metodo classico base Pinot nero di un’azienda che ha tutto il potenziale per rappresentare una delle carte vincenti di quella bellissima (e un po’ sfortunata e controversa) zona vinicola lombarda che corrisponde al nome di Oltrepò Pavese.

A dire il vero le mie prime esperienze di degustazione delle bollicine dell’azienda in oggetto, proprietà di una famiglia importante verso la quale nutro massimo rispetto (per motivi politici, calcistici e culturali), non erano state entusiasmanti.

Non credo fosse colpa del mio palato o di una qualche forma di prevenzione nei confronti dell’enologo, famoso più per i suoi rossi che per le sue esperienze spumantistiche, quei vini, soprattutto il Rosé, non mi erano piaciuti per niente e io non avevo mancato di scriverlo.

Nel frattempo sono cambiate tante cose al Castello di Cigognola, questa l’azienda in oggetto, proprietà della famiglia Moratti, e più precisamente di Lady Letizia Maria Brichetto Arnaboldi, già prima donna ad essere eletta Presidente Rai e Sindaco della mia adorata Milano, poi Ministro dell’Istruzione, e del marito, il petroliere Gian Marco Moratti, purtroppo scomparso nel febbraio 2018.

Gian Marco figlio del mitico Angelo e fratello di Massimo, i due Moratti che a noi interisti hanno dato le soddisfazioni più grandi, quelle che danno un senso alla passione (tiepida) di tifoso. A proposito cari “bauscia”, prepariamoci, che tra meno di un mese noi, che non siamo mai andati in serie B, il fatidioc 22 maggio celebreremo il decennale del magico Triplete dell’INTER di Zanetti e Mourinho…

E’ arrivato a guidare l’azienda, accanto al giovane Gabriele Moratti (che speriamo abbia ereditato dal padre la passione per i grandi vini e da entrambi i genitori il bernoccolo degli affari), un direttore generale di grande esperienza come Gian Matteo Baldi, Riccardo Cotarella ha lasciato il posto di consulente enologico a Federico Staderini, Giovanni Bigot si occupa della gestione dei vigneti. Tutte vigne situate attorno al meraviglioso (lo dico giudicando dalle foto, ovviamente non ci sono mai stato) Castello del dodicesimo secolo.

E’ stata fatta un po’ di chiarezza nella comunicazione dell’azienda mediante un restyling significativo delle etichette della Tenuta: un’etichetta alla francese con il solo nome Moratti come griffe sui metodo classico e il brand Castello di Cigognola sui vini fermi.

Il resto è rimasto quella cosa importante che era prima. 28 gli ettari vitati, posti tra 300 e 350 metri di altezza, sui 36 complessivi della tenuta, di età media attorno ai 25 anni, allevati a spalliera e guyot, il terreno ideale per la produzione di vino, con Marne di Sant’Agata fossili, lo strato intermedio è invece una formazione gessoso solfifera, mentre sulle sommità di Cigognola sono visibili arenarie e conglomerati.

Si produce vino e si fa viticoltura con un lavoro che presta attenzione alla sostenibilità della filiera, in regime semi-biologico, “alla ricerca di un’uva pulita, integra, ma al tempo stesso scevra di sostanze chimiche aggiunte pesanti”.

Il Pinot nero al centro del progetto aziendale, da indagare sia per la produzione di un grande rosso fermo, sia per quella di metodo classico Blanc de Noir, e poi vengono prodotti rossi base Barbera e Nebbiolo (un vino, questo, che non ho mai provato e sarei curioso di assaggiare).

Ma veniamo al sodo, al metodo classico, al Blanc de Noir che ho degustato con crescente sorpresa, alla Cuvée dell’Angelo 2012, da uve scelte in alcuni vigneti di Pinot Nero lato nord ovest della collina di Cigognola, la bellezza di 72 mesi di permanenza sui lieviti, sboccatura maggio 2019, un Pas Dosé sullo stile, tanto per darvi un’idea, dell’ottimo Nature di Monsupello che da anni considero uno dei migliori cinque migliori metodo classico oltrepadani.

Mi sono dedicato all’assaggio senza arrière pensées e senza condizionamenti, consapevole che quel vino l’aveva in larghissima parte seguito e concepito ancora Riccardo Cotarella (con il quale ho sempre avuto e ho eccellenti rapporti umani pur non essendo un estimatore del suo stile enologico), lasciando che a parlare fosse il bicchiere (nel mio caso quello di Luca Bini).

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E il bicchiere ha parlato, eccome, di un colore paglierino oro intenso, di un perlage sottile e continuo, vivace, di un naso molto compatto, denso, cremoso, inconfondibilmente Pinot nero oltrepadano, con note di frutta matura, pesca bianca, pompelmo, ananas, in evidenza, molto espansivo e denso, da vino importante.

E ha raccontato ancora di più, il bicchiere, passando alla fase gustativa, una bocca ricca, ben secca e nervosa, di ampia tessitura e lunga persistenza, con bollicine non aggressive ma capaci di farsi sentire sul palato, un gusto pieno di sapore, per un metodo classico da non “sbicchierare” affatto come aperitivo, ma da portare a tavola e apprezzare non solo sul mitico (insuperabile?) Salame di Varzi (con annesso miccone) ma anche su preparazioni dove l’abilità del cuoco emerga (come accade quando siedo nei due miei ristoranti oltrepadani preferiti, il Selvatico di Rivanazzano e Il Prato Gaio di Montecalvo Versiggia e quando sedevo al ristorante Il Pino dell’indimenticabile Mario Musoni – il cuoco prediletto insieme a Franco Colombani del sommo Gioann Brera fu Carlo – a Montescano) senza voler prevaricare la voce solista delle materie prime del territorio.

Questo, perbacco, l’Oltrepò Pavese che mi piace e che vi raccomando!

Castello di Cigognola
Piazza Castello 1
Cigognola PV
tel: 0385.284828 – Fax: 0385.284263
e-mail info@castellodicigognola.com /
Sito Internet www.castellodicigognola.it

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Attenzione!
non dimenticate di leggere anche Vino al vino

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Un eccellente metodo classico base Pinot nero targato Oltrepò Pavese Non ho rispettato, come avrei voluto, la scadenza settimanale per l’appuntamento della serie #unbuonoltrepoalgiorno ovvero, un buon vino fermo o metodo classico dell’Oltrepò Pavese al giorno, il miglior modo per andare oltre gli scandali e togliersi il medico (e il coronavirus) di torno… Vedo però

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