Un Blanc de Blancs da applausi

In questi giorni di grande
sofferenza e dolore è partito da più parti un forte invito a consumare e bere e
scegliere di bere vini italiani. Cosa che, da amante di Bacco, prima che
giornalista enoico, faccio tranquillamente, ovviamente #acasa, ma pur
togliendomi parecchi sfizi bevendo vini italiani, piemontesi in primis, quando
voglio bere un grande metodo classico non mi accontento delle “imitazioni”
italiane, anche se talvolta sono bene riuscite. E portano in etichetta il nome
di Franciacorta, Trento, Oltrepò Pavese, Alta Langa. Io preferisco e scelgo l’originale
e quindi stappo Champagne.

Tra gli ultimi che ho bevuto sono
rimasto molto favorevolmente colpito – diciamo che mi è piaciuto senza se e
senza ma e che una bottiglia è andata via come fosse acqua bevuta con piacere
da mia moglie e da me, da uno Champagne 100% Chardonnay, un Blanc de Blancs,
che mi ha fatto conoscere visto che lo importa da noi con la sua Première Italia il caro amico Mario Federzoni.

Il vigneron si chiama Bolieu, fa pare dell’association de
vignerons Passion Chardonnay, ha
la cantina a Bassuet (90
ettari vitati) e grazie a Laurence e Charles Baffard che guidano il domaine dal
1998 vinifica le uve “da 6,5 ettari di vigneto, vigne sui 50 anni d’età, di
proprietà su matrici del turoniano (93-86 MA) di gessi commisti a marne
calcaree. Marna Grigia: gesso e calcare (che danno acidità, sapidità e
longevità) insieme a venature di argilla (che conferiscono morbidezza e note
fruttate). Nella zona
domina lo Chardonnay – uno chardonnay exotique, dalle note ricorrenti di
frutti tropicali e un centro bocca carnoso e bien épaulé, apprezzato
anche da svariate Maison (Lanson, Gosset, Jacquart, Ruinart tra le altre) – e
l’azienda non fa eccezione, lasciando al Pinot Meunier un modesto 5%”.

Il terroir di riferimento è quello dei Côteaux Vitryats, che con i loro 480 ettari sono la più piccola zona di produzione della Champagne. Bassuet, i Côteaux Vitryats, Vitry-le-François sono a mezza strada tra Reims e Troyes, un’area dove tutti i vigneti sono posti solo nella zona collinare ed esposti a Sud-Est.

Il sito Internet aziendale è purtroppo
fermo alla sola pagina di apertura
e notizie su questa piccola Maison le
trovo sulla fondamentale Guida di Alberto Lupetti, curatore del sito Le mie bollicine, Grandi Champagne (edizione
2020-2021
) che vi invito ad acquistare. La produzione è confidenziale, di
circa 26.000 bottiglie, la gamma comprende cinque referenze.

Io ho
de-gustato il Brut Fleur
de Craie
, da vigne
del 1972-1973, (Les Loges e Fossé), per il 70% da vini dell’annata 2011 e un
30% di vins de réserve, fermentato per un 15% in legno, e dosato a 6,5 grammi
zucchero. Un affinamento sui lieviti di 56 mesi: imbottigliato nel giugno 2013,
dégorgement gennaio 2018.

All’assaggio
queste le mie note di degustazione: colore paglierino oro squillante vivo
luminoso, perlage sottile e continuo molto fine, naso delicatissimo,
intensamente minerale, con note di mandorla, fiori bianchi, agrumi, litchi,
solo un lontano accenno di crosta di pane.

Bocca
decisa, incisiva, nervosa il giusto, di bella armonia e cremosità, con
retrogusto di nocciola e mandorla, non aggressivo sul palato, avvolgente, lungo
e persistente, croccante. Uno Champagne (dal prezzo per gli operatori intorno ai 40 euro) di grande eleganza e finezza,
che vi raccomando senza alcuna esitazione. Chapeau!

n.b.

non
dimenticate di leggere anche Vino al
vino
www.vinoalvino.org

Un Blanc de Blancs da applausi In questi giorni di grande sofferenza e dolore è partito da più parti un forte invito a consumare e bere e scegliere di bere vini italiani. Cosa che, da amante di Bacco, prima che giornalista enoico, faccio tranquillamente, ovviamente #acasa, ma pur togliendomi parecchi sfizi bevendo vini italiani, piemontesi

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