Buona regola sarebbe non scrivere di
un vino, in questo caso uno Champagne,
che i lettori non possono trovare se fossero incuriositi dalle mie parole. Lo
so bene, ma ho comunque deciso, anche se il récoltant manipulant in oggetto non
ha ancora (forse l’avrà presto) un importatore in Italia, di scrivere di uno
Champagne, il Brut Nature, della
piccola maison Mangin di Leuvrigny nella Vallée de la
Marne
. Villaggio dove è attiva un’altra piccola Maison importata in Italia
da Pietro Pellegrini, Francis Orban.

Lo faccio, essendo riuscito ad
ottenere, tramite contatti che abbiamo avuto via social, via Twitter, tre
cuvées da degustare. In attesa di stappare il Rosé ed un millesimé, ho
stappato, incuriosito dal fatto che Mangin (come Orban) lavori su una varietà
di uva che adoro, il (Pinot) Meunier.

Tornando a Mangin, i suoi vini sono espressione esclusiva di uve raccolte sui coteaux della « Vallée de la Marne », nel cuore del vigneto della Champagne. Vigne che hanno la certificazion di “haute valeure environnementale“.

Gli Champagne di Mangin hanno
ricevuto riconoscimenti in Francia e all’estero. Decanter ha premiato con la
bronze medal lo Champagne Brut e con la silver medal lo Champagne Brut nature,
mentre nel concorso
mondiale Feminalise
che si è svolto a Parigi nell’aprile 2019, il Brut ha
ricevuto una medaglia di bronzo ed il Brut Nature una medaglia d’argento.

La Maison Mangin produce un Brut (affinamento sui lieviti variante da 24 a 30 mesi) da Meunier 100% (uve della vendemmia 2016, tirage marzo 2017, dégorgement dicembre 2019), un Rosé (Meunier 100%, affinamento sui lieviti variante da 24 a 30 mesi, tirage marzo 2017, dégorgement dicembre 2019), ed un millésimé 2015 (sempre Meunier in purezza, tirage marzo 2016).

A me il Brut nature, da uve Meunier della vendemmia 2016, imbottigliato a marzo 2017, dégorgement dicembre 2019, fermentazione malolattica svolta e nessun dosaggio degli zuccheri, una cuvée che Mangin consiglia di proporre come aperitivo, su pesci in bianco, noix de Saint-Jacques en sauce, è piaciuto davvero molto.

Colore
paglierino oro brillante, perlage sottile e continuo, mostra un naso
avvolgente, cremoso, con note di pasticceria, mandorle, fiori bianchi, agrumi,
soprattutto pompelmo più che arancia.

Al
gusto é cremoso, con una vinosità presente ma bilanciata, bella pienezza e
continuità del gusto, un’acidità presente e ben bilanciata, una bella
morbidezza avvolgente e succosa, cremosa, una bella persistenza e un’indubbia
piacevolezza. Uno Champagne che mi è piaciuto molto e che spero possa presto
essere conosciuto anche da voi che mi leggete, se M.F. dopo aver degustato le cuvées di Mangin deciderà di
importarle, accanto ai molti eccellenti Champagne che già importa, in Italia…

Santé
a tutti e viva lo Champagne!

n.b.

non
dimenticate di leggere anche Vino al
vino
www.vinoalvino.org

Buona regola sarebbe non scrivere di un vino, in questo caso uno Champagne, che i lettori non possono trovare se fossero incuriositi dalle mie parole. Lo so bene, ma ho comunque deciso, anche se il récoltant manipulant in oggetto non ha ancora (forse l’avrà presto) un importatore in Italia, di scrivere di uno Champagne, il

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