Mi raccomando, non fate i mona dicendo che sono le bollicine
preferite da Rocco Siffredi, quelle che lo aiutano, manco fosse una specie di viagra vinoso, nelle sue celebri
performance da re del porno…

Il Durello (secondo alcune dizioni antiche la Durella) è un’uva seria e importante nell’economia vitivinicola veneta. E’ il vitigno autoctono dei Monti Lessini, una vite antica e rustica che dona uve dorate la cui caratteristica fondamentale è un tipico sapore acidulo ed una buccia spessa e ricca di tannini: sostanze polifenoliche che contribuiscono tipicamente a determinare la struttura corposa dei vini rossi. La Durella è attestata sui Monti Lessini almeno fin dal Medioevo. Le alte vallate dei Monti Lessini, tra le province di Verona e Vicenza, rappresentano da sempre un ambiente ideale per lei.

Sono “vigneti di alta collina che
godono di ideale esposizione, aerazione ed escursione termica. Sono situati su
suoli vulcanici e questo tipo particolare di suoli, nel mondo, rappresentano l’1% della superficie
terrestre, sono composti da tufi e basalti, ricchi di ferro, magnesio e
moltissimi altri micro-elementi che attraverso l’uva si trasferiscono al vino
conferendogli una caratteristica sapidità minerale.

Per la loro porosità le terre
vulcaniche sono in grado di accumulare acqua e calore solare, rilasciandoli
lentamente all’occorrenza. Sono inoltre ricche di sostanze nutrienti per la
vite e fanno da barriera naturale contro le malattie del suolo. Per queste ragioni
la viticoltura su terreni vulcanici richiede minori interventi esterni ed è
quindi ecologicamente più sostenibile. L’Italia è il Paese vinicolo in cui si
trova la maggior varietà di territori vulcanici, e anche se molti sono portati
a pensare ad Etna e Vesuvio in primis, l’area del Soave e quella dei Monti
Lessini è una delle zone con terreni vulcanici più diffusi.

Io
credo al Durello
,
ho scritto il primo articolo che lo riguarda nel lontano 1999, su
Wine Report
, sono stato il primo giornalista non veneto a dare una mano per
farlo conoscere meglio, ho
scritto dieci anni fa, qui,
che erano bollicine da tenere d’occhio, condotto
degustazioni e incontri in collaborazione con il Consorzio del Soave
ed il
suo vulcanico direttore Aldo Lorenzoni,
e poi su questo blog, basta
vedere qui
, ho scritto varie volte di singole bollicine di Durello che mi
avevano colpito favorevolmente.

Dieci anni fa le bottiglie di Durello erano 500 mila, oggi, dati ufficiali che mi sono stati forniti dal Consorzio Monti Lessini, che le sorti del Durello cura, le aziende produttrici di Durello, fermo, metodo Charmat e metodo classico, sono 26, e nel 2019 sono state messe in commercio 1.100.000 bottiglie. Per quanto riguarda la produzione annua un 65% sono a metodo charmat, ovvero 715.000, e 35% a metodo classico, ovvero 385.000, con quest’ultimo in crescita di anno in anno. 

Amo
gli spumanti Lessini Durello
per
la loro spiccata mineralità vulcanica che presentano. E nei giorni scorsi mi
sono imbattuto in un Lessini Durello coi fiocchi, il Lessini Durello metodo classico Extra Brut 60 mesi di Sandro De Bruno.
Chi ne sia il produttore è presto detto. Si chiama Sandro Tasoniero e con la moglie Marina Ferraretto è proprietario a Montecchia di Crosara in
provincia di Verona di un’azienda agricola che conta su 24 ettari vitati, un’azienda
che si chiama Sandro De Bruno e che è stata
fondata nel 2002.

Sandro
e Marina rappresentano “la terza generazione di viticoltori nella zona di Soave
e dei monti Lessini. Il nonno Alessandro iniziò la sua carriera negli anni ’30,
poi suo figlio Bruno continuò la sua professione e per continuare la tradizione
con Sandro, Marina e il figlio Niki”.
Un’azienda che produce
vini bianchi fermi
, Soave, Soave superiore, Soave Colli Scaligeri e un
Sauvignon, poi Recioto
di Soave e Passito
, vini rossi come Cabernet
Sauvignon e Pinot Nero e due spumanti.

Le vigne sono situate sul Monte Calvarina da 600 metri di altezza in su, sono condotte secondo i principi dell’agricoltura integrata e sostenibile, che prevedono l’impiego di tecniche agricole ecologicamente sostenibili e compatibili con la tutela dell’ambiente naturale per preservare la risorsa ambiente con “interventi ridotti al minimo indispensabile, mirati solo alla necessità e finalizzati alla ricerca di un equilibrio naturale e stabile senza interferenze con la natura. Le concimazioni sono solo di tipo organico e certificato, senza alcun prodotto di sintesi chimica come anche la rimozione delle malerbe in vigneto, che viene operata senza l’uso di diserbanti di sintesi”. Vigneti coltivati “senza l’uso di pesticidi, utilizzando rame e zolfo e fertilizzanti naturali, alternando negli anni usiamo la cultura del sovescio e le uve vengono raccolte in perfetta maturazione per dare struttura e tipicità esaltandone le parti aromatiche”. La produzione è intorno alle 90 mila bottiglie complessive.

bty

Che cos’è il Lessini Durello metodo classico Extra Brut Sandro De Bruno?  Un fenomenale méthode champenoise riserva, una cuvée composta per l’85% da
Durella e da un 15% di Pinot bianco, da una vigna di quattro ettari, 35 anni di
età, esposta a sud, posta a 500 metri di altezza, resa per ettaro 100 quintali,
2 grammi di residuo zuccherino, un dosaggio di solfiti molto basso, 75 mg/l,
60 mesi di affinamento sui lieviti, tiraggio 2011 e sboccatura 2019. Uve
raccolte a mano in piccole casse, pressatura soffice in saturazione di azoto a
bassa temperatura, terminata la fermentazione le fecce nobili sono state
preservate eseguendo settimanalmente dei bâtonnage e conservate per 8 mesi.

Non ho
potuto purtroppo abbinarlo al piatto di elezione cui si abbina e dà il suo
meglio, il meraviglioso bacalà alla
vicentina
, una sola c, fatto secondo la
ricetta canonica della Confraternita del Bacalà
.. Ma pensando a come
sarebbe stato meraviglioso abbinato ad una dozzina almeno di ostriche, a voi
scegliere la varietà, se fin claire o Belon, o altro, l’ho goduto veramente e l’ho
trovato non solo un fantastico Lessini Durello, forse il migliore che avessi
mai bevuto, ma un metodo classico formidabile, degno di misurarsi con i
migliori metodo classico da vitigni autoctoni italiani. Oh yes…

Colore
paglierino oro squillante, perlage sottile e continuo, naso diretto, nitido,
nervoso, con note di fiori secchi, mandorle, marzapane, agrumi, pietra, in
evidenza a sviluppare un bouquet di assoluta purezza e freschezza. Fantastico l’attacco
in bocca, e un disporsi sul palato cremoso eppure mordente, dolce e aggressivo,
lungo, pieno, consistente e persistente, freschissimo e sapido, con quella nota
di pietra e sale che hanno solo i grandi metodo classico. I vini da terroir
vulcanici, i grandi Lessini Durello metodo classico come questo di Sandro
Tasoniero, grande chef de cave in terra di Lessinia… Chapeau!

Sandro De Bruno

Via
Santa Margherita, 26

37030
– Montecchia di Crosara fraz. Pergola VERONA

Tel.
045 6540465

E-mail info@sandrobruno.it Sito
Internet www.sandrodebruno.it

Mi raccomando, non fate i mona dicendo che sono le bollicine preferite da Rocco Siffredi, quelle che lo aiutano, manco fosse una specie di viagra vinoso, nelle sue celebri performance da re del porno… Il Durello (secondo alcune dizioni antiche la Durella) è un’uva seria e importante nell’economia vitivinicola veneta. E’ il vitigno autoctono dei

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