clark-Franciacorta Brut e Pas Dosé Turra

E’ un bel po’ che questo blog, che della zona di produzione in questione tanto si è occupato, non dedica spazio alle bollicine di questa area vinicola lombarda che in 59 anni di storia (la prima bottiglia è del 1961) è riuscita a ritagliarsi un ruolo di primissimo piano nel panorama del metodo classico italiano.

Tutto per merito di un grande uomo di cui porto il nome, l’uomo che si è sognato e inventato la Franciacorta come zona spumantistica, come “emulazione”, anche se con il modello originale in comune c’è solo la tecnica di spumantizzazione, della Champagne. Parlo di Franco Ziliani da Travagliato, classe 1931, all’anagrafe Francesco, proprio come me. Il patron della Guido Berlucchi, azienda più grande della Docg bresciana che oggi conducono egregiamente i suoi figli Arturo, Cristina e Paolo.

Quanti articoli ho scritto sulla Franciacorta nella mia vita! Ovunque, dal Corriere Vinicolo all’Etichetta di Veronelli, da A Tavola a Decanter, da The World of Fine per cui ho degustato varie volte insieme a master of wine come Tom Stevenson, considerato uno dei massimi esperti di “bollicine”, Champagne e altro, del mondo.

E poi il Consorzio Franciacorta l’ ho visto nascere, giusto trent’anni fa, nel 1990, ho avuto la fortuna di conoscere e godere della loro stima, personaggi straordinari come il primo presidente, Paolo Rabotti, Emanuela Barzanò Barboglio, Giovanni Cavalleri. Come Albano e Maurizio Zanella, Ezio Maiolini, Giulia Cavalleri, fino ai Gatti a Mattia Vezzola, Eleonora e Agostino Uberti.. E ovviamente il mio omonimo e i suoi figli.

Infine Internet, dapprima articoli sulla zona spumantistica bresciana, che intanto cresceva e acquisiva consapevolezza e notorietà, sul mio sito Internet corsaro Wine Report, poi su Vino al vino e infine, con divagazioni varie internettiane qua e là, su questo blog. Nato per celebrare la grandezza del metodo classico, quello francese che si chiama Champagne, Crémant vari, et vins mousseux, quello spagnolo, Cava e Corpinnat, e quelli italiani, dove la Franciacorta, con 20 milioni di bottiglie e 3000 ettari potenziali, è leader davanti a Trento, Alta Langa e le 450 mila bottiglie Docg dell’Oltrepò Pavese.

Di Franciacorta quindi, penso di aver titolo di parlare e scrivere non a sproposito, e fermo restando determinate gerarchie qualitative, che per me vedono sempre al primo posto su tutte la Cavalleri di Erbusco, seguita dalla Cà del Bosco, e i miei prediletti, che ormai chi mi legge sa bene quali siano, Colline della Stella e Enrico Gatti su tutte, sono sempre alla ricerca di rivelazioni, di nuove cose interessanti da scoprire.

In questi ultimi mesi mi è capitato non di entusiasmarmi ma di trovare ben fatti e validi, i Franciacorta, il Rosé e l’Extra Brut, di Monte Alto, e in attesa di provare le cuvées de La Costa di Ome, mi sono imbattuto, grazie all’amico Mario Federzoni di Première Italia, che li distribuisce e li ha inseriti in una bella linea di “bollicine”, da Champagne a Crémant a metodo classico italiani, nei Franciacorta di questa azienda che non conoscevo se non di nome (sono 118 i produttori associati al Consorzio, conoscerli tutti è impossibile), Turra.

Dell’azienda so poco e dice poco anche il sito Internet aziendale.  La gamma prevede quattro tipologie, Brut, Satèn, Rosé e Pas Dosé millesimato, e io ho assaggiato il Brut ed il Pas Dosé.

L’azienda è stata creata da Roberto Turra e ha sede a Cologne, ovvero in quell’area un po’ particolare della Franciacorta che è il Monte Orfano, quello che vedete sulla vostra destra percorrendo l’autostrada A 4 da Milano in direzione Brescia, due chilometri prima dell’uscita di Rovato.

I Franciacorta del Monte Orfano sono, per motivi geologici e geografici, per epoca di maturazione delle uve, per stilistica, un po’ diversi dagli altri Franciacorta, tanto che per distinguerli meglio otto anni fa avevo espresso una modesta proposta, giustamente snobbata da larga parte dei diretti interessati, anche se ritengo fosse e sia ancora una proposta sensata che potete leggere qui. Sul Monte Orfano hanno vigne e cantina cantine esemplari come Faccoli, Castello Bonomi, Vigneti Cenci, che propongono vini affilati e nervosi, con grande potenziale di evoluzione. E fa vini, Curtefranca e Franciacorta, Roberto Turra, nella piccola azienda agricola che porta il suo nome, con cuvées che hanno come minimo 24 mesi di permanenza sui lieviti e sono Rosé a parte, che è 100% Pinot nero, dei Blanc de Blancs con solo Chardonnay.  

Perché mi sono piaciuti questi Franciacorta di Turra, forse, ed è strano, di solito mi succede l’opposto, più il Brut che il Pas Dosé? Perché sono tecnicamente impeccabili, forse un filo troppo freddi, scabri ed essenziali, molto montorfaneschi, ovvero più verticali che ampi, più minerali e sapidi che fruttati, con bolle molto croccanti e acidità che spingono.

Il Brut Chardonnay 100% 24 mesi affinamento, un dosaggio di 3 grammi, l’ho trovato molto beverino, piacevole senza essere piacione, ottimo per quelli che dal mondo prosecchista volessero passare alla più nobile dimensione del metodo classico, molto equilibrato in tutte le sue componenti, una buona cremosità al gusto, profumi di fiori bianchi, nocciola, crosta di pane, sfumature agrumate, una buona croccantezza al gusto.

Il Pas Dosé 2012, Chardonnay 100%, 40 mesi di affinamento, sboccatura febbraio 2017, 1 grammo di zucchero, l’ho trovato ancora leggermente duro al gusto, con una vena finale leggermente amara che non mi ha convinto. Perlage finissimo, come nel Brut, bellissima luminosità nel calice Franciacorta d’ordinanza, un bel colore paglierino brillante luminoso, ha avuto nella parte aromatica, naso ben secco, incisivo, nervoso, sfumature di miele, mandorle e agrumi, fiori bianchi, il suo meglio. Ma anche la sapidità ed il nerbo, un timbro scattante, un’acidità leggermente affilata, la freschezza, sono tutte state note che ho molto apprezzato. Ci fosse stato un po’ di frutto saremmo stati a posto.

Ovviamente non sono Franciacorta da sbicchierare e ostentare in modalità happy hour e aperitivo o servizio al bicchiere in wine bar o night, ma Franciacorta da portare e gustare a tavola in abbinamento alla consueta ampia gamma di piatti cui le bollicine della zona spumantistica bresciana si abbinano, da antipasti freddi con protagonista il salame che in zona è molto buono ad antipasti, primi o secondi dove protagonista è il pesce. Quello di lago, quando lo si riesce a trovare nei posti giusti, com’era una volta la Trattoria Il Volto a Iseo, e oggi sono la Trattoria del Muliner di Clusane e anche per il pesce di mare l’Albergo Ristorante Rosa sempre ad Iseo. Perché Franciacorta buoni come questi e pesce di lago sono l’abbinamento perfetto, the perfect match come direbbero i più fighi…

Turra Franciacorta

Via Predari 25033 Cologne BS

Tel. 338 3655489

Mail info@turrafranciacorta.it

Sito Internet

http://www.turrafranciacorta.it/

E’ un bel po’ che questo blog, che della zona di produzione in questione tanto si è occupato, non dedica spazio alle bollicine di questa area vinicola lombarda che in 59 anni di storia (la prima bottiglia è del 1961) è riuscita a ritagliarsi un ruolo di primissimo piano nel panorama del metodo classico italiano.

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