clark-Megalomania e fame di cemento in Franciacorta: Vittorio Moretti crede di essere alla Scala!

L’ex
presidente del Consorzio
Franciacorta
, ovvero il classe 1941 Vittorio Moretti,
alias Bellavista, Contadi Castaldi, e altro, ovvero
Teruzzi e Puthod e Sella
e Mosca
, ama fare le cose in grande.

Quando
decise di portare un grande cuoco nel suo relais L’Albereta scelse il numero
uno, Gualtiero Marchesi. Quando fece
altrettanto in Toscana scelse Alain
Ducasse
. Quando istituì un Premio giornalistico (fui pure io tra i
premiati) scelse Gioann Brera fu Carlo come presidente della giuria.

Quando
investì, perdendo un sacco di soldi, a Bolgheri e dintorni, nell’avventura di Petra, scelse
il celebre architetto
svizzero Mario Botta
, quello del restauro della Scala. Il magnifico teatro
milanese mister Bellavista lo ha nel cuore, tanto da dedicargli il suo Brut Collezione Teatro
alla Scala
.

Però
Moretti, che non è più un ragazzino, dovrebbe darsi una calmata. Va bene che il
cemento, le costruzioni, sono il suo core business, come dimostrano le tante
cantine costruite con il suo metodo “cantine in mano” in giro per l’Italia. Va
bene trovare un’alternativa al raddoppio, bocciato
fortunatamente
dagli ambientalisti e dai cittadini di Erbusco, dell’orribile
centro commerciale Le
Porte Franche
, (squallida carta di identità della Franciacorta che
s’incontra appena si esce dal casello autostradale A4 di Rovato) già di
proprietà del “boss” di Bellavista.

Ma
ora Moretti esagera e come leggo da questo meritorio articolo che vi
invito a leggere e diffondere, ora Moretti vorrebbe darsi alla lirica. Non per
emulare Pavarotti o Placido Domingo, ma con un faraonico progetto di
costruzione ad Erbusco, la piccola Epernay della zona spumantistica bresciana,
di un maxi teatro. Ovviamente su un terreno di proprietà di Moretti.

Come
si legge nell’articolo, in barba ad ogni considerazione di buon senso, sfidando
il senso del ridicolo, fregandosene altamente dei problemi legati alla
collocazione dell’ipotizzata struttura, al suo accesso, al traffico, alla
difficoltà di spostare grandi quantità di persone in un’area così piccola e già
difficilmente raggiungibile nei momenti di maggiore traffico dal casello
autostradale di Rovato, “La Franciacorta si prepara a superare
Los Angeles, Londra, Sydney e New York. Come? Costruendo una Concert
Hall da 6.381 posti,
destinata – secondo il progetto presentato
dal costruttore Moretti spa – a ospitare rappresentazioni
liriche, balletti e di musica sinfonica, senza disdegnare prosa e musica pop
.

Non solo, vi troveranno spazio anche un teatro
da 444 posti
per spettacoli e convegni, dieci
bar, un museo
dedicato al compositore e liutaio Luca Marenzio e un hotel da 90 stanze (per gli artisti). Annesso vi
sarà poi un istituto musicale. La struttura avrà inoltre una
propria orchestra sinfonica, un proprio corpo di ballo e un coro. Tutti
residenti”.

Ma c’è di più. Come si legge, “Non si
pongono limiti a Erbusco
, comune in provincia di Brescia, 16
chilometri quadrati di estensione, 8.743 abitanti totali. E neanche
il costo previsto – oltre 120 milioni di euro – 
spaventa costruttori e amministrazione locale, la quale ha dato
un primo sì all’operazione
– sebbene si tratti solo di un primo
atto di indirizzo – destinata a cementificare un’area da 50 mila metri quadri, a oggi classificata come “area agricola di salvaguardia”.

Ma poi leggetevi, anzi, leggiamo insieme le parti
più importanti dell’articolo, quelle che pongono l’accento sulla pericolosità e
bizzarria del progetto di Vittorio Moretti, laddove si legge che “Per avere
un’idea delle dimensioni del progetto, basta considerare che la Città
della Musica di Roma di Renzo Piano conta, sommando le quattro sale, 4.612
posti
complessivi; che la Scala di Milano arriva a 2.013;
che la Grosser Saal di Berlino si ferma a 2.440 sedili; che
la Sydney Opera House arriva a 2.679. Le uniche sale ad
avvicinarsi al progetto di Erbusco, sono la Royal Albert Hall di Londra
(5.544 posti) e il Microsoft Theater di Los Angeles, 7.100 posti seduti,
il più grande degli Stati Uniti”

A dire il vero, “il teatro non è stata per i
Moretti la prima idea di utilizzo dell’area
: nel 2016 aveva
infatti progettato di costruire un secondo centro commerciale, da integrare all’esistente. Un piano naufragato a seguito di un referendum, con grande sollievo del Comitato No Pf2 e grande rammarico del costruttore, il
quale da allora si è ritrovato con un’area – parte destinata a servizi di
interesse pubblico ( 22.500 mq), parte a zona agricola di salvaguardia (30mila
mq)
– di fatto inutilizzabile. A tre anni di distanza, ecco l’idea
dell’investimento culturale”.

Si osservi poi che il teatro “non è destinato a
sorgere proprio nel punto migliore paesaggisticamente parlando della
Franciacorta: si troverà infatti subito dopo il casello autostradale di Rovato,
sorgerà ai limiti di una rotonda già ampiamente edificata (“sembra di essere
nell’hinterland milanese”, dice un membro del Comitato No Pf2 a Business
Insider), sarà limitrofo a una strada provinciale e “avrà
l’affaccio principale sul retro di uno Starbucks
che stanno
costruendo e su due distributori.

Non proprio il massimo”, ironizza Gianfranco
Gafforelli, urbanista e presidente del Parco Agricolo della Franciacorta.
“Tuttavia”, continua Gafforelli, “ancora non si può ragionare con certezza del
progetto Concert Hall, perché nonostante chiediamo planimetrie, progetti e tutte
le carte al comune di Erbusco da oltre due mesi, ancora non abbiamo visto
nulla.
Ce le rifiutano utilizzando mille cavilli”.

E sì, osserva ancora l’articolo, “che di problemi da verificare e risolvere ce ne sono moltissimi, soprattutto viabilistici,
considerando che l’unico modo per raggiungere il mastodontico
teatro
– se mai verrà costruito – sarà in
auto,
data la distanza anche dalle stazione ferroviaria. E le
arterie esistenti sono già oggi pesantemente congestionate”.

Ma perché il proprietario della Bellavista e
soprattutto della Moretti Spa e della divisione vino denominata Terra Moretti con
tutta la sua ramificata holding che agisce nel ramo costruzioni, vino e resort, si è
messo in testa l’idea assurda di costruire un mega teatro proprio ad Erbusco? E
dove e chi sosterrà finanziariamente il progetto? E questo non avrà un devastante
impatto ambientale?

A non
convincere gli ambientalisti,
“oltre agli oggettivi impatti
paesaggistico-ambientali, è il business plan che dovrebbe reggere
il mega progetto. “A sostenere l’investimento da 120/130 milioni di
euro
– che comprendono costruzione delle strutture, tecnologie
e i primi tre anni di startup – saranno alcuni fondi di investimento
privati
che abbiamo contattato e che si sono detti molto
interessati”, spiega a Business Insider Mirco Marchesini, il consulente finanziario del
gruppo Moretti
che si sta occupando del lato economico. “Ancora
non possiamo svelare i nomi dei fondi, ma posso
assicurare che la Moretti Spa sarà solo general contractor dell’opera”, continua Marchesini, aggiungendo che quando
arriverà l’ok di Regione Lombardia alla costruzione, previsto per marzo
,
tutti i nomi saranno resi noti”

A preoccupare gli ambientalisti e tutti noi che
amiamo la Franciacorta e ne osserviamo le vicende enoiche e paesaggistiche “è
proprio la reale finalità del progetto. “Chi ci dice che l’attuale
proprietario dell’area, una volta ottenuti i permessi per costruire il teatro e
iniziati i lavori, non ceda poi il contratto a un altro imprenditore,
il quale cambierà la destinazione del costruito
”, si chiede
Gafforelli, “del resto, qui parliamo di una delibera presentata da un privato
(Moretti, ndr) a un comune di 8 mila abitanti!”. Da
teatro, in pratica, si potrebbe passare facilmente a centro commerciale. Magari
utilizzando come scusa l’insostenibilità economica
del progetto
culturale”.

E poi è tutta una comica leggere le motivazioni e
le intenzioni di chi, ammesso e non concesso si costruisca questo mega teatro,
lo dovrebbe fare funzionare e portare valanghe di melomani in quel di Erbusco,
manco fosse Londra, Berlino, Los Angeles o New York. Oppure Parigi, Chicago,
Boston, Vienna, per citare alcune delle città internazionali dove si
rappresentano opere liriche e sono in attività prestigiose orchestre
sinfoniche…

I promotori “sostengono
di voler bloccare il prezzo dei biglietti a circa 28 euro
. Poco,
se si considera i prezzi medi praticati dagli teatri d’opera, i
quali, per altro, sopravvivono solo grazie agli aiuti statali e alle
sponsorizzazioni dei privati
.

“Da quattro anni studiamo i piani finanziari delle
fondazioni che gestiscono i teatri”, spiega Emiliano Facchinetti,
fondatore e direttore della non certo notissima Orchestra filarmonica della
Franciacorta
, il cervello artistico dell’operazione e futuro
sovrintendente, “abbiamo individuato il loro problema, che sta
nello spreco di risorse pubbliche.
Noi, con i
nostri 6 mila posti, possiamo coprire i costi con poche rappresentazioni,
mentre la Scala, per esempio, deve fare molte più repliche”.

Per loro il “vero problema non è la scarsa
affluenza del pubblico alle opere e concerti, ma nei folli
sprechi delle fondazioni, nell’assenza di una visione marketing aziendale della
cultura
e nella mancanza di appetibilità da parte di
sponsorizzazioni private”, ha dichiarato al Giornale di Brescia.

Per Facchinetti, poi, non ci sarebbero problemi di
calendario, visto che sta già programmando il cartellone dei primi tre anni.
Senza però aver ancora svelato il nome di un singolo artista. “Per raggiungere
la piena sostenibilità economica”, ha aggiunto Marchesini, “abbiamo calcolato
che ci bastano 126 serate l’anno”.

Una bella sfida, conclude l’articolo che ho
abbondantemente citato, “perché con i soli biglietti (affermano di non volere
fondi pubblici) dovranno ripagarsi l’investimento infrastrutturale, mantenere
orchestra, corpo di ballo e coro, la scuola e il museo. Secondo
i piani, affinché i conti quadrino, si dovranno fare almeno 126 serate l’anno.
Dovranno cioè convincere 804.006 melomani e amanti del balletto del nord Italia
a prendere l’auto, arrivare a Erbusco, vedere lo spettacolo, rimettersi in auto
e tornare a casa
. Ogni anno. Un’impresa fattibile se per 126
serate hai Cecilia Bartoli sul palco e il maestro Riccardo Muti a
dirigere. Se non li hai, la cosa si fa ardua”.

Per chiudere, un modesto suggerimento a Vittorio
Moretti, che, dicono fonti finanziarie bresciane, continua ad avere una
fortissima esposizione bancaria quasi pari al fatturato delle sue attività,
risultati che non credo entusiasmino la “holding
d’investimento cinese Nuo Capital che ha messo sul piatto 23 milioni per
acquisire il 30% di Moretti Distribuzione; Simest ne ha investiti altri 12 per
rilevare il 14% del capitale della sub holding bresciana Terra Moretti spa”.

Per
chi non lo sapesse “ Nuo
Capital
, holding d’investimenti fondata nel 2016 da World-Wide Investment Company
Limited
 è uno dei più antichi family office asiatici, che
fa riferimento alla famiglia Pao
Cheng,
 e guidato da Tommaso
Paoli
, ex manager di Intesa Sanpaolo. A oggi Nuo Capital ha
completato otto investimenti nei settori del vino, dell’abbigliamento, del
design e in aziende innovative digitali. In particolare, il primo
investimento è stato quello nel capitale di Terra Moretti al fianco della
famiglia Moretti e di Simest, a valle dell’acquisizione nel novembre 2016
di Azienda
Vinicola Tenute Sella & Mosca spa 
insieme al 100% di Teruzzi & Puthod,
cedute da Campari”. Ma per capire questa scatola che è veramente cinese leggete qui.

Il
modesto suggerimento che voglio dare a Monsù Vittorio Moretti, alle sue figlie,
ai suoi (non irresistibili) consiglieri e suggeritori, è di pensare bene con
quale opera lirica presentare all’inaugurazione, semmai il Teatro di Erbusco dovesse
davvero vedere la luce.

Niente
Verdi, Rossini, Donizetti, niente Mozart, Cherubini, Bellini, ma Ruggero
Leoncavallo. E Moretti, che è stato amico di Luciano Pavarotti, dovrebbe
conoscerla bene… Parlo de I Pagliacci, rappresentata in prima a Milano nel 1892
(Moretti ovviamente non era presente…), con l’immortale aria Vesti la giubba, più
nota come Ridi
pagliaccio

Alla
sua salute Signor ex Presidente del Consorzio Franciacorta, che qualche anno fa
fu ad un passo dall’acquistare una tenuta, con tanti ettari vitati a Pinot
nero, nell’Oltrepò Pavese delle sette bellezze e dei continui
scandali

Per
farne che di quella tenuta e di quel Pinot nero? Misteri franciacortini…

L’ex presidente del Consorzio Franciacorta, ovvero il classe 1941 Vittorio Moretti, alias Bellavista, Contadi Castaldi, e altro, ovvero Teruzzi e Puthod e Sella e Mosca, ama fare le cose in grande. Quando decise di portare un grande cuoco nel suo relais L’Albereta scelse il numero uno, Gualtiero Marchesi. Quando fece altrettanto in Toscana scelse Alain

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