Un aspetto subito da chiarire : a differenza di quello che viene spesso scritto la Maison de Champagne di cui sto per occuparmi non é « la più antica Maison de Champagne », ovvero la prima che si é dedicata a produrre vins con le bulles, titolo che resta alla Maison Ruinart di Reims con il suo avvio nel 1729, ma, “semplicemente”, come se la cosa non fosse altrettanto importante, a Pierre Gosset intorno al 1584 ad Aÿ venne la bella idea di produrre Pinot Noir e Chardonnay. Ma, badate bene, erano solo uve da tavola, apprezzate alla tavola dei reami di Francia, e non vennero utilizzate come uva da vino. Cosa che lo fa il più antico produttore di vino in Champagne.

E la cosa durò per secoli, maison de négoce de vins tranquilles sino a che André Gosset non decise di trasformare l’impresa familiare in società anonima Champagne Gosset assumendosene la regia e il gravoso impegno della rifondazione degli impegni dopo la rovinosa crisi della fillossera.

E al cognome Gosset vedremo dopo abbinato quello dei Paillard, cognome di Suzanne, moglie di André Gosset e per dieci anni Présidente de Champagne Gosset.

Il grande cambiamento moderno avvenne nel 1993, con i Gosset giunti alla 16esima generazione, che decidono di cedere l’azienda ad un’altra storica famiglia di vins et spiritueux, i Cointreau, con sede a Segonzac nel cuore della Grande Champagne e origini altrettanto secolari.

Nel 1994 Champagne Gosset diventa proprietà del gruppo Renaud-Cointreau che possedeva già il celebre Cognac Frapin, e con la direzione da parte di Béatrice Cointreau si apre un’epoca di sviluppi e rinnovamenti come la creazione della celebre cuvée Celebris ed il sensibile aumento della produzione anche quando il fratello Jean-Pierre le succede nel 2007.

Molto importante fu la decisione di lasciare ampio spazio di manovra e la direzione tecnica allo storico chef de cave Jean-Pierre Mereigner, scomparso nell’aprile 2016. Tutta la squadra in vent’anni riesce nella considerevole impresa di far passare la produzione da 400 mila pezzi ai quasi 1.500.000 di oggi, venduti in 80 Paesi di 5 continenti, acquistando praticamente tutto il fabbisogno di uve da qualcosa come 200 vignerons di 45 villaggi tutti della Marne. Gli assemblages Gosset riuniscono i migliori Crus de la Marne (Grands Crus et Premiers Crus) con una classificazione media dell’95%.

Questo, anche dopo la scomparsa di Mereigner ed il subentro come chef de cave da parte di Odilon de Varine, mediante scelte tecniche precise, l’applicazione di una minuziosa Charte d’excellence che riguarda tutte le varie cuvées prodotte, la vinificazione per singole parcelle, la rinuncia alla fermentazione malolattica per non pregiudicare la freschezza, la vinificazione sia in acciaio, sia in legno (ma usato).

Nella gamma Gosset sono celebrati il Brut Grande Réserve, uno straordinario Brut 15 Ans, un Grand Rosé dove lo Chardonnay incide con ben il 50% (ma sono in gran parte Chardonnay di Ambonnay e Verzennay), i Célébris Extra Brut (ora in commercio il 2004) ed il Rosé 2007, e lo scorso anno Gosset ha voluto colmare la gamma con due nuove referenze un Brut Grand de Blancs ed un Extra Brut Grand Blanc de Noirs.

Per ora ci concentriamo sul primo, Chardonnay in purezza, base vendemmia 2012 3 anni di affinamento, un base ridotta del 10% di vins de réserve, un dosaggio a sette grammi e la volontà precisa di “ritrovare la finezza della Côte des Blancs e la struttura della Montagne de Reims”, (per la prima Avize, Chouilly, Cramant, Cuis e Le Mesnil, della seconda Trépail, Villers-Marmery, Tours-sur-Marne) pensandolo come aperitivo e, “grazie alla sua freschezza” abbinamenti a capesante, ostriche, un risotto con scaglie di Parmigiano Reggiano, una salsa di granciporro, un formaggio Comté giovane e fresco…”.

Colore oro paglierino di bella intensità, perlage fine e continuo, fa subito pervenire una nota di frutta secca, frutta esotica, ananas, un tocco di vaniglia e di pasticceria meringata, di miele, e poi di agrumi, una bella freschezza d’insieme, e un suono bellissimo, delicato, quando lo si versa nel bicchiere.

La bocca è ricca, strutturata, viva, incisiva, il timbro ben grintoso, la sapidità, la salinità quasi marina ben sottolineata, una scattante energia con acidità perfettamente equilibrata per un vino scopertamente studiato per piacere e farsi bere ed essere abbinato anche a piatti delle tradizioni gastronomiche italiane come il vitello tonnato, risotti con le verdure, cozze alla marinara con poco prezzemolo.

Chapeau Gosset! (E brava la famiglia Gaja che lo importa in Italia da anni)

Attenzione!:

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